Venerdì, 12 Luglio 2024

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Professor Gautrais, l’intelligenza artificiale ci obbliga a rafforzare il valore della autonoma espressione della persona, ancor più per le professionalità del diritto. La fiducia ha a che vedere con le persone, con la dimensione sociale del vivere. Nessuna blockchain potrà mai né emularla né sostituirla né quantomeno creare forme di certezza giuridica. Lei conosce molto bene il mondo del Notariato canadese e in particolare le istituzioni del notariato del Québec. Come è vissuta la trasformazione digitale in questo momento?

Le rispondo con una storia. Quella dell’atto pubblico digitale. Per molto tempo la possibilità creata dalla tecnologia digitale di fare un atto pubblico digitale era stata vissuta con molta perplessità. Se non con qualche barriera.

Dal 2000 la legge sul notariato è stata cambiata e nella legge adottata c’è un articolo che dice che si possono fare degli atti pubblici digitali ma deve essere adottato un regolamento da parte della Chambre des notaires du Québec. Da 23 anni si attende questo regolamento.

Da 6 anni la Chambre des notaires lavora a un regolamento. Esiste un progetto, ma c’è una resistenza.

Questa resistenza è stata superata da una ordinanza del Ministero della salute pubblica che stabilì un mese dopo il lockdown che, a causa del Covid, vi sarebbe stato l’obbligo di fare gli atti pubblici digitali. Nel quadro normativo notarile si sancisce che è necessario un momento di confronto fra il notaio e i comparenti. In tal modo la regolazione secondaria delle modalità di realizzazione ha creato una traccia nella prassi che poi ha di fatto aperto un varco nella adesione da parte dei notai alla stessa.

Ma questo esempio mi porta a dire che il Notariato del Québec vede oggi nella tecnologia digitale un rafforzativo e un potenziale di crescita. Soprattutto nella misura in cui si tratta di essere un presidio che crea fiducia proprio nella modalità con cui le tecnologie sono progettate. Diciamo che si potrebbe affermare che l’esperienza del Québec mostra ancora una volta che la tecnologia si diffonde e ha un impatto positivo sulla società se c’è una adesione sociale. Come accadde per la carta di pagamento elettronica. Funziona perché si è diffusa ed è regolata, ma alla base occorre che vi sia un’adesione sociale.

C’erano delle questioni giuridiche, delle questioni gestionali e organizzative. La successiva ordinanza del Ministero della Giustizia ha confermato, oggi che la pandemia è terminata, che l’atto principale della funzione notarile diventerà in modo perenne digitale e dematerializzato.

Ci sono delle variabili generazionali? O delle variabili di carattere geografico o socioeconomico?

Credo che vi sia un cleavage generazionale ma c’è una grande differenza fra i notai di Montreal e gli altri. Il Québec è un paese con delle realità regionali forti e la dimensione dello spazio è molto importante. I notai che vivono fuori da Montreal hanno molto più di vantaggi nella digitalizzazione. Il vantaggio marginale è molto più alto. Ma siamo dinnanzi ad una dimensione esplicativa di natura psicologica.

Il notaio si sente responsabile ed è responsabile del suo atto. Pertanto, questa visione identitaria si collega in modo forte con la dimensione materiale di conservazione. In tal senso la conservazione è fatta dalla Chambre des notaires. La Chambre ha un ruolo molto strutturante. Così come è il caso in Francia. Non c’è un notaio che conserva gli atti digitale in via individuale. I costi e la complessità rendono preferibile la centralizzazione attraverso l’istanza della Chambre des notaires.

In tal senso va però affrontato il tema della blockchain. In generale, la tecnologia ha un effetto di centralizzazione che va nella direzione di una perdita di autonomia. Ora la blockchain può rappresentare, nel modello decentralizzato, un modo per riguadagnare l’autonomia e la flessibilità.

Torniamo sulla questione della fiducia. Al di là delle forme giuridiche, esiste un tema di fiducia e una ricerca di una istanza alla quale affidarsi. Fino a che punto la fiducia può essere rafforzata con la digitalizzazione nel mondo notarile?

I notai si sentono molto minacciati rispetto alla prospettiva temporale della durata della loro professionalità nell’era digitale. Eppure, io penso che la digitalizzazione li aiuterà proprio nel rafforzare la dimensione fiduciaria del rapporto con il cittadino. Lei ha utilizzato la parola affidarsi. Etimologicamente, siamo nel mondo di una relazione dove la dimensione umana è cruciale. Ci sono veramente pochi contesti nei quali le persone hanno bisogno di affidarsi come quello dei notai. I notai possono rafforzare moltissimo la loro legittimità proprio valorizzando il ruolo della parola.

È proprio la consapevolezza aumentata della necessità di affidarsi che aiuta la legittimazione dei notai. È proprio per questo che il digitale ci dà un “effetto vinile”. Ci siamo spostati sui dispositivi CD della musica. E da qualche anno il valore della esperienza della tradizione e della materialità, che passano dall’interagire.

Michel Serres ha sempre detto con il digitale qualcosa si perde e qualcosa si guadagna. Occorre che ci sia consapevolezza di questo. Ma credo che ci sia una fortissima luce su ciò che il digitale non può dare. Nonostante io sia molto tecnofilo sono convinto che i notai possono identificare bene ciò che il digitale può fare e così fare uscire come in controluce tutto ciò che il digitale non può fare.