{"id":5213,"date":"2016-10-14T00:00:00","date_gmt":"2016-10-13T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/192.168.2.57\/index.php\/2016\/10\/14\/home_n3_2016\/"},"modified":"2024-07-02T11:24:03","modified_gmt":"2024-07-02T09:24:03","slug":"home_n3_2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/infonews.notartel.it\/index.php\/2016\/10\/14\/home_n3_2016\/","title":{"rendered":"Documedialit\u00e0. Una ragion pratica per il web"},"content":{"rendered":"<div class=\"post-content\"><p>Ci sono volute un po&rsquo; di generazioni di galline per imparare a non finire sotto le automobili. Ecco il senso minimale di ci\u00f2 che intendo con &ldquo;ragion pratica per il web&rdquo;. Le galline finivano sotto le automobili perch\u00e9 le scambiavano per carrozze. Poi, sono evolute tanto le galline quanto le automobili, che hanno cessato da mezzo secolo di diventare pi\u00f9 veloci. Sono diventate pi\u00f9 sicure, pi\u00f9 silenziose, pi\u00f9 ecologiche. Hanno incorporato, cio\u00e8, delle valutazioni dei rischi e dei principi di responsabilit\u00e0. Per il web nulla di questo \u00e8 stato ancora fatto, tranne una focalizzazione sulla privacy che viene contestata nei fatti dalla facilit\u00e0 con cui gli esseri umani rinunciano alla privacy nei social network. Dunque, che cosa \u00e8 il web? E che cosa dobbiamo fare nel web? Provo non a rispondere, ma a definire il campo e la sua complessit\u00e0, attraverso sei dilemmi.<\/p>\n<div><b>Virtuale o reale? <\/b><\/div>\n<div><b>&nbsp;<\/b><\/div>\n<div>Il web \u00e8 la<strong> virtualizzazione del mondo<\/strong>, una second life artificiale e liquida, o la creazione di una<strong> realt\u00e0 aumentata<\/strong>, pi\u00f9 dura, aggressiva e kafkiana di quella predigitale? Tutto quello che sperimentiamo del web depone per il secondo corno dell&rsquo;alternativa. Le nostre parole sui social media, le nostre interazioni sul web, diventano solide come alberi o sedie, e diviene vitale una presa di coscienza di questa circostanza. Non c&rsquo;\u00e8 niente di pi\u00f9 reale del web, e proprio da questo deriva il suo potere.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Nella calma di agosto si \u00e8 letto un articolo in cui si sosteneva che il grande dittatore, Putin, disporrebbe di un apparato diabolico, il <strong>Nooskop<\/strong>, capace di scrutare nelle anime dei suoi sudditi: &ldquo;una specie di computer collegato a sensori di diverso tipo che registrano tutto quello che \u00e8 successo nel tempo e nello spazio, fino alle transazioni delle carte di credito e agli scambi di ogni genere tra persone&rdquo;. Che perversit\u00e0, che malizia: ma perch\u00e9 <i>una specie<\/i> di computer? E perch\u00e9 chiamare &ldquo;Nooskop&rdquo; quello che c&rsquo;\u00e8 gi\u00e0, e si chiama Web?<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Appunto, ma che cosa \u00e8 il Web? Pensiamo di conoscere il web, ma il pi\u00f9 delle volte lo confondiamo con cose che semplicemente gli assomigliano, per esempio con la televisione. \u00c8 evidente che se non capiamo di che cosa si tratta, difficilmente riusciremo a dominarlo, e a sviluppare quella che costituisce l&rsquo;urgenza fondamentale della nostra epoca, cio\u00e8 appunto <strong>una ragion pratica per il web<\/strong>, un modo per gestirlo non semplicemente in negativo (controllo, privacy ecc.), ma in positivo, facendone uno strumento di quella tecnica cos\u00ec complicata che \u00e8 la libert\u00e0.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Contraddicendo l&rsquo;ipotesi della virtualit\u00e0, il web si presenta come un medium che \u00e8 insieme produttore ma di realt\u00e0 sociale. Il Nooskop, o Web che dir si voglia, \u00e8 l&rsquo;assoluto, letteralmente: con ci\u00f2 che \u00e8 ab-solutus, che non ha legami. <strong>Il web \u00e8 una rete che lega tutto e che non \u00e8 legata a nulla <\/strong>&ndash; tranne, e non \u00e8 un dettaglio, alla rete elettrica. Ma non c&rsquo;\u00e8 assoluto che non abbia a sua volta dei vincoli tecnici, si pensi alle dispute trinitarie o ai problemi della dialettica hegeliana.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Dunque, e sia pure con il suoi legami pericolosi con la rete elettrica, il Web \u00e8 l&rsquo;assoluto: il sapere assoluto, sul mondo e su noi stessi (conosce le nostre abitudini e i nostri pensieri meglio di noi), il non-sapere assoluto (quante scemenze sul web&hellip;), il potere assoluto (fuori del web non c&rsquo;\u00e8 potere economico, politico o militare), e anche il dovere assoluto, l&rsquo;imperativo categorico.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><b>Comunicazione o registrazione? <\/b><\/div>\n<div><b>&nbsp;<\/b><\/div>\n<div>Prima che comunicazione (come suggerisce l&rsquo;analogia ingannevole con la televisione), il web produce registrazione: genera dei documenti, fa delle cose e ne fa fare delle altre, sulla base della responsabilizzazione che viene dagli ordini scritti. La funzione essenziale del web consiste nel comunicare dei fatti, come spesso si crede, o nel registrare degli atti, e anzitutto quelli di chi riceve, scrive, naviga (e ora cammina o respira, con le nuove applicazioni)? Come ho detto, in molti lo consideriamo una super-televisione, facendoci trarre in inganno dal fatto che nei due casi c&rsquo;\u00e8 uno schermo; ma non si considera che c&rsquo;\u00e8 anche una tastiera, e una memoria, e che la differenza \u00e8 tutta l\u00ec: non si tratta di uno <strong>strumento passivo di comunicazione<\/strong>, ma di uno <strong><i>strumento attivo di registrazione<\/i><\/strong>, di un archivio, di un sistema di costruzione della realt\u00e0 sociale e di mobilitazione della intenzionalit\u00e0 individuale e collettiva.<\/div>\n<div><b>&nbsp;<\/b><\/div>\n<div>Comprendere il web \u00e8 molto pi\u00f9 che una semplice indagine sugli strumenti del comunicare. Basti dire che la globalizzazione non dipende dai jet, ma dalla scrittura, una tecnica pi\u00f9 vecchia delle piramidi ma che \u00e8 la sola che permette di <i>trasferire<\/i> non oggetti fisici, ma oggetti sociali, come il denaro, le leggi, le politiche e le identit\u00e0. Ma non solo: la scrittura, e la registrazione in generale, compie un miracolo, quello di <strong><i>costruire<\/i> gli oggetti sociali <\/strong>(<i>verba volant, scripta manent<\/i>). Attraverso il web, possiamo capire la vera natura dell&rsquo;azione e della realt\u00e0 sociale, che non pu\u00f2 prescindere dal possesso di iscrizioni e di registrazioni, di archivi e di documenti, e da quella tecnica delle tecniche che \u00e8 la scrittura. La recente e imprevista esplosione della scrittura rivela la natura profonda della <strong>realt\u00e0 sociale<\/strong>, che \u00e8 <strong>composta da documenti,&nbsp;<\/strong>suggerendo che il potere, che Foucault definiva come &ldquo;governamentalit\u00e0&rdquo;, va meglio specificato come &ldquo;<strong>documentalit\u00e0<\/strong>&rdquo;.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Senza documentalit\u00e0 ci sono alberi e sedie ma non matrimoni o titoli nobiliari, crisi economiche o premi Nobel. \u00c8 cos\u00ec da sempre, ed \u00e8 per questo che documenti, monumenti e riti sono cos\u00ec importanti. La novit\u00e0 \u00e8 che il Web porta alla luce del sole ci\u00f2 che in altri tempi era un arcanum imperii. Chiamo questa situazione &ldquo;<strong>documedialit\u00e0<\/strong>&rdquo; (<strong>documentalit\u00e0<\/strong> + <strong>medialit\u00e0<\/strong>), la condizione emersa con la diffusione capillare del web, e di cui non abbiamo ancora preso le misure: \u00e8 tra noi, ma non si sa che cos&rsquo;\u00e8, e si pensa magari che sia il Nooskop di uno scienziato pazzo.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><b>Costruzione o<\/b> <b>Emergenza? <\/b><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Nulla \u00e8 pi\u00f9 fuorviante, del resto, della ipotesi dello scienziato pazzo. Il web (come il Capitale, il Potere ecc.) non \u00e8 qualcosa che viene costruito, magari da un grande fratello, bens\u00ec emerge, come sempre avviene nella tecnica, senza una progettualit\u00e0 specifica, e si impone con una logica autonoma (una logica che certo poi pu\u00f2 essere sfruttata da piccoli fratelli, i vari Zuckerberg che vengono accolti chiss\u00e0 perch\u00e9 con onori di stato).<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Prima che trasparenza, <strong>il web manifesta opacit\u00e0<\/strong>, che \u00e8 poi il carattere proprio della realt\u00e0 sociale &ndash; il che d&rsquo;altra parte suggerisce che non c&rsquo;\u00e8 credenza pi\u00f9 ingannevole del fare del web un vessillo di immediata trasparenza. Proprio questa illusione ha generato l&rsquo;idea che il web sia una intelligenza collettiva. In fondo, che cosa siamo noi umani se non animali razionali? Dunque il nostro super-prodotto deve essere un super-cervello, un general intellect trasparente e autocosciente. No, non \u00e8 cos\u00ec: la <strong>societ\u00e0<\/strong>, che ci \u00e8 cos\u00ec vicina, \u00e8 <strong>oscura<\/strong> e <strong>imprevedibile<\/strong>, e lo stesso vale per il web<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Come la societ\u00e0, <strong>il web \u00e8 infatti emergenza prima che costruzione<\/strong>. Nessuno l&rsquo;ha progettato per come \u00e8. \u00c8 emerso come una balena o cresciuto come l&rsquo;edera. Questa circostanza \u00e8 sotto i nostri occhi. Chi ha progettato i primi personal computer non prevedeva in alcun modo che avrebbero trasformato la vita dell&rsquo;umanit\u00e0 e chi ha inserito la possibilit\u00e0 di scrivere testi nei cellulari non avrebbe mai pensato che la maggior parte del traffico telefonico sarebbe avvenuta per iscritto. Per questo una parola-chiave per capire il web \u00e8 &ldquo;emergenza&rdquo; &ndash; non nel senso delle uscite d&rsquo;emergenza, ma in quello per cui il progetto, l&rsquo;intenzionalit\u00e0, la costruzione emergono dal mondo &ndash; naturale, sociale e, in questo caso, tecnologico.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Emergendo, <strong>il web ha rivelato l&rsquo;umano a se stesso<\/strong>, come sempre fa la tecnica. Quarant&rsquo;anni fa si sono spesi moltissimi soldi sull&rsquo;intelligenza artificiale, con l&rsquo;obiettivo di realizzare delle macchine capaci di tradurre da una lingua all&rsquo;altra. \u00c8 stato un fiasco clamoroso e non si \u00e8 ottenuto niente. Poi, quando tutti avevano rinunciato, il web (che all&rsquo;epoca dell&rsquo;intelligenza artificiale nessuno prevedeva) ha messo a disposizione un corpus di testi cos\u00ec vasto che realizza traduzioni impressionantemente buone. Ma la via \u00e8 inversa rispetto al pensato: non dall&rsquo;alto in basso, dai principi alle traduzioni, ma dal basso in alto: da un corpus di traduzioni ad altre traduzioni. Soprattutto, questa vicenda ha illustrato come meglio non si potrebbe i poteri dell&rsquo;archivio, la <strong>forza costruttiva<\/strong> di una <strong>funzione apparentemente solo passiva, la registrazione<\/strong>.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Questo non vale solo per le macchine per la traduzione. Anche il mondo sociale, gli usi e i significati non nascono dall&rsquo;intenzionalit\u00e0 e dal contratto sociale, ma dalla tecnica. Questa circostanza ribadisce la prossimit\u00e0 tra il web e la societ\u00e0: il fatto che, in ultima analisi, siano fatti della stessa stoffa. Proprio perch\u00e9 non \u00e8 soggetta a una costruzione o a una intenzionalit\u00e0 fondamentale, tecnica e societ\u00e0 sono imprevedibili. Mezzo secolo fa si pensava che gli umani avrebbero adoperato per i loro spostamenti degli scooter volanti. Adesso viaggiamo in treno, si ripristinano i tram, si incoraggiano le biciclette, in cielo volano soltanto dei droni (che nessuno aveva previsto), non ci importa pi\u00f9 niente di andare sulla luna, \u00e8 onnipresente l&rsquo;e-mail, che cinquant&rsquo;anni fa sarebbe stato inimmaginabile, cos\u00ec come sarebbero stati inimmaginabili gli smartphone o i tablet.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Il futuro \u00e8 sempre imprevedibile, e per ragioni necessarie e non contingenti, visto che non \u00e8 il frutto dei progetti umani. \u00c8 l&rsquo;emergenza di qualcosa che ci coglie alla sprovvista, e che si lascia dietro <strong>un&rsquo;infinit\u00e0 di oggetti e di progetti<\/strong> che non hanno avuto seguito e sono stati <strong>abbandonati<\/strong> anche se sulla carta sembravano destinati a impossessarsi dell&rsquo;avvenire. E invece restano l\u00ec, abbandonati e, retrospettivamente, assurdi: cerchi per hula hop e navi spaziali, apparecchi per la filodiffusione e computer francesi conhulanessi alla rete del minitel, diete in pillole che parevano destinate a rendere ancora pi\u00f9 veloce la nostra alimentazione, mentre, imprevisto come al solito, si \u00e8 imposto lo slow food.<\/div>\n<div><b>&nbsp;<\/b><\/div>\n<div><b>Comprensione o Mobilitazione? <\/b><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Dai nuovi media ci si attendeva <strong>emancipazione dal lavoro<\/strong>, o almeno dalla ripetitivit\u00e0. Quest&rsquo;ultima la si \u00e8 avuta, ma, in cambio, si \u00e8 prodotta una mobilitazione totale delle risorse umane, una mobilitazione che va al di l\u00e0 dello stesso utile economico, e che dunque ci impone un ripensamento della natura umana, alla luce della crescente necessit\u00e0 di riconoscimento e al non meno crescente peso di responsabilit\u00e0 che si manifesta attraverso la mobilitazione documentale. Lo spostamento e la trasformazione che ha avuto luogo ricorda il rafforzamento di un potere e di una azione. L&rsquo;analogia pi\u00f9 stringente \u00e8 la trasformazione dei poteri cos\u00ec come \u00e8 stata descritta da Carl Schmitt in <i>Terra e mare<\/i>. Dopo il passaggio da un potere fluviale a un mare interno al mare aperto di cui Schmitt descrive le fasi, abbiamo un evento imprevisto: il mare aperto e la terra sono ora sottoposte a un unico nomos, il web.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Altro caso di previsione sbagliata. Sono infatti trascorsi esattamente vent&rsquo;anni da quando il filosofo <strong>Pierre L\u00e9vy<\/strong> ha definito il Web <strong>lo spazio di una intelligenza collettiva<\/strong>. \u00c8 facile la battuta che opponesse che quello che si \u00e8 visto richiama piuttosto una imbecillit\u00e0 di massa, ma il punto non \u00e8 questo. Nel migliore dei casi, il web ricorda la biblioteca di Babele, non un&rsquo;anima del mondo. Ossia, <strong>non \u00e8 una coscienza, bens\u00ec un apparato di documenti <\/strong>che induce a compiere certe azioni. Pensare al web come a una intelligenza collettiva rientra in una serie di <strong>equivoci<\/strong> <strong>sistematici<\/strong>: ritenere che il web sia essenzialmente comunicazione, che produca comprensione, sia fonte quasi spontanea di trasparenza, e soprattutto che costituisca un veicolo di liberazione.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Il web \u00e8 anzitutto un <strong>medium di mobilitazione<\/strong>. Non ha niente a che fare, in prima istanza, con qualche forma di libert\u00e0. Al contrario, alimenta una servit\u00f9 volontaria, e genera una microfisica del potere di cui non si sono ancora riconosciuti i confini. &nbsp;Infatti, la registrazione non comporta necessariamente comprensione, \u00e8 responsabilizzazione e mobilitazione. Si segue la regola prima di capire, e proprio attraverso la responsabilizzazione il web acquisisce un potere che sta alla base dell&rsquo;autorit\u00e0 delle compagnie del web rispetto agli stati tradizionali.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Infatti, se c&rsquo;\u00e8 una cosa che il web ha rivelato meglio di qualunque altro evento storico o apparato tecnico \u00e8 che noi siamo animali mobilitati, sottomessi e disposti ad agire a comando, e senza capire il perch\u00e9. E che agire \u00e8 per noi il valore fondamentale (che cosa, se non un bisogno fondamentale di azione e di riconoscimento, pu\u00f2 spingere a postare <i>gratuitamente<\/i> dei contenuti sui social, magari con risultati catastrofici?). Questa non \u00e8 una alienazione, un evento che trasforma l&rsquo;animale razionale che noi siamo in una animale mobilitato, bens\u00ec appunto una rivelazione: <strong>credevamo che all&rsquo;inizio ci fosse il pensiero, mentre all&rsquo;inizio c&rsquo;\u00e8 l&rsquo;azione<\/strong>.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Siamo continuamente stimolati ad agire, a fare cose (nel caso minimo, a rispondere). Il web \u00e8 il solo apparato che pu\u00f2 spingere qualcuno a lavorare dovunque e a qualunque ora, e magari, come spesso accade, a farlo gratuitamente, per esempio alimentando i social network o dando, attraverso la propria attivit\u00e0 in rete, informazioni su di s\u00e9 utili a terzi. Perch\u00e9 \u00e8 impossibile non rispondere all&rsquo;appello? Come funziona il comando? Per <strong>responsabilizzazione<\/strong>: hai ricevuto il mio messaggio, so che lo hai ricevuto (specie se hai whatsapp), tutto \u00e8 registrato, bisogna che tu risponda altrimenti \u00e8 come se tu distogliessi lo sguardo dal volto dell&rsquo;altro. Per ritorsione: se non mi rispondi, la prossima volta che mi cerchi non rispondo, e alla lunga sar\u00e0 la morte civile. Per minaccia: se non mi rispondi, ci sono decine (centinaia, migliaia) di altri che risponderanno al tuo posto. La base di questi atteggiamenti \u00e8 la registrazione. All&rsquo;epoca del fisso, le chiamate non lasciavano traccia, adesso ognuna lascia traccia, e in gran parte sono scritte &ndash; non ci sono scuse, <strong>siamo colpevoli<\/strong>.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><b>Alienazione o<\/b> <b>Rivelazione? <\/b><\/div>\n<div><b>&nbsp;<\/b><\/div>\n<div>Il web non \u00e8 una delle tante presunte alienazioni che si abbatterebbero su una umanit\u00e0 (quasi) perfetta: \u00e8 la <strong>rivelazione della nostra vera natura<\/strong>, bisognosa di tecnica, dipendente, molto meno libera e molto pi\u00f9 sottomessa di quando non siamo disposti ad ammettere. Nessuno ha previsto gli sviluppi della ruota, del fuoco, della scrittura o del web, ma ognuna di queste tecniche ha aiutato la cultura a rispondere alla domanda: che cosa \u00e8 l&rsquo;uomo? E questa consapevolezza ha insegnato a quell&rsquo;altra tecnica che \u00e8 la libert\u00e0 a rispondere, con l&rsquo;azione politica e con la decisione morale, agli imperativi di altre tecniche, che sono tassativi solo per chi (in genere, per mancanza di cultura) pretende che lo siano.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Ci riveliamo <strong>animali bisognosi di tecnica<\/strong>, e prontissimi a scambiare una libert\u00e0 immaginaria con una sicurezza e un conforto reali. Niente \u00e8 pi\u00f9 falso della sentenza di Heidegger secondo cui solo l&rsquo;uomo ha un mondo, mentre l&rsquo;animale sarebbe povero di mondo. Solo gli umani, per esempio, sanno, e fin troppo bene, che cosa sia la povert\u00e0 materiale e soprattutto solo gli umani sperimentano, in loro e nel loro prossimo, la povert\u00e0 di spirito, e se &ldquo;avere un mondo&rdquo; ha un senso qualsiasi, questo si rivela nella povert\u00e0 piuttosto che nella ricchezza. Quando Nietzsche definisce, a ragione, l&rsquo;umano come l&rsquo;animale non ancora stabilizzato coglie con esattezza questa circostanza.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Come scrive <strong>Schelling<\/strong> nella sua sentenza pi\u00f9 famosa, &ldquo;l&rsquo;angoscia della vita strappa l&rsquo;uomo dal centro, in cui fu creato&rdquo;. Da quel momento, la scimmia si scopre non solo nuda (che sarebbe il meno), ma imbecille (<i>in-baculum<\/i>, mancanza di bastone, assenza di tecnica), tanto \u00e8 vero che la foglia di fico e il desiderio di istruzione vanno di pari passo nella rivelazione edenica, e non ci abbandonano pi\u00f9. Il bastone \u00e8 la pi\u00f9 rudimentale delle tecnologie, ma lo smartphone \u00e8 il pi\u00f9 sofisticato dei bastoni. Se le cose stanno cos\u00ec, bisogna <strong>capovolgere la prospettiva<\/strong>: solo l&rsquo;uomo \u00e8 povero di mondo e proprio per questo ha bisogno di tecnica, e anzitutto di quelle tecniche capitali che sono la cultura e le libert\u00e0, cio\u00e8 appunto la ragion pratica.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>La speranza va riposta, molto pi\u00f9 che nel progresso della tecnica, nel progresso intellettuale dei suoi utenti, ovviamente favorito dalla tecnica come \u00e8 sempre stato, dai tempi del fuoco e della ruota. Baudelaire diceva che il vero progresso consiste nell&rsquo;allontanarsi dalle tracce del peccato originale, e c&rsquo;\u00e8 un senso in cui aveva ragione: non dobbiamo temere il progresso, dobbiamo auspicarlo pi\u00f9 di ogni cosa, perch\u00e9 siamo enormemente imperfetti, e mi fanno sorridere quelli che deprecano la tecnica che ci aliena: pensate all&rsquo;umano allo stato di natura, \u00e8 difficile immaginare un essere pi\u00f9 fragile, stupido, alienato e violento.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><b>Sottomissione o emancipazione? <\/b><\/div>\n<div><b>&nbsp;<\/b><\/div>\n<div>Proprio questo dobbiamo cercare attraverso una analisi pensante del web che parta dall&rsquo;ipotesi che la rete rivela la nostra imbecillit\u00e0&nbsp; ma al tempo stesso \u00e8 il bastone che permette di raddrizzare il &ldquo;legno storto dell&rsquo;umanit\u00e0&rdquo;,&nbsp; sviluppando quella <strong>tecnica particolarmente complicata che \u00e8 la libert\u00e0<\/strong>.Il richiamo all&rsquo;emergenza e alla tecnica non significa infatti, come avveniva nel Novecento, rassegnazione. La novit\u00e0 e l&rsquo;esemplarit\u00e0 di una azione singolare sono sempre possibili, e in effetti hanno luogo. Solo bisogna essere consapevoli della singolarit\u00e0 di queste azioni, che investono responsabilit\u00e0 individuali, e superare <strong>l&rsquo;animismo<\/strong> incline a imputare i mali dell&rsquo;umanit\u00e0 a <strong>entit\u00e0 numinose<\/strong> e spesso <strong>astratte<\/strong> come il Mercato, l&rsquo;Europa, il Capitale.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Di qui l&rsquo;esigenza, anzitutto per il Web, di una <i>basilik\u00e8 t\u00e9chne<\/i> (la tecnica politica che cerca il meglio per la societ\u00e0) per esprimersi con Platone, e di una educazione della volont\u00e0, come diceva Kant. Cio\u00e8 appunto di una ragion pratica. Che siano <strong>tecniche<\/strong> lo si capisce dal fatto che richiedono <strong>esercizio, abilit\u00e0, istituzioni e fatica<\/strong>: cultura e libert\u00e0 non scendono dal cielo. Che siano capitali dipende dalla circostanza per cui cultura e libert\u00e0 sono le uniche capaci di uno sviluppo riflessivo.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Sembra ovvio ma non \u00e8 cos\u00ec: basti considerare che la tecnica sembra riassumersi ancor oggi, nei programmi di insegnamento, nella trinit\u00e0 Inglese-Internet-Impresa, e che la riflessione pi\u00f9 critica si limita (lo rivela benissimo lo sgomento per&nbsp; il Nooskop) a richieste di tutela della privacy. Ma la tecnica non \u00e8 solo (per fortuna) una nuova lingua sacra in cui manifestare azioni di cui non si capisce il senso, n\u00e9 la libert\u00e0 pu\u00f2 consistere nella libert\u00e0 puramente negativa del non lasciare tracce, del diritto all&rsquo;oblio. Sarebbe impotenza e in molti casi ingiustizia (se non fossero rimaste tracce della Shoah ci sarebbe stata una Shoah supplementare, che del resto rientrava nei progetti della soluzione finale).<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>La tecnica pu\u00f2 anche essere cultura, e <strong>la cultura \u00e8 ragion pratica, cio\u00e8 educazione alla azione libera<\/strong>. Non \u00e8 erudizione (il Web ci ha mostrato quanto poco sia necessario per essere eruditi!), \u00e8 il tentativo di capire il presente e di trasformarlo, anzitutto guardando all&rsquo;umano senza farsi troppe illusioni. \u00c8 proprio di qui che si deve partire, per rilanciare la cultura che, ripeto, non \u00e8 il contrario della tecnica, ma \u00e8 la tecnica in senso eminente, ed \u00e8 anche l&rsquo;unica tecnica che pu\u00f2, in linea di principio, essere guidata da una ragion pratica &ndash; dove &ldquo;pratico&rdquo; va inteso in senso kantiano: ci\u00f2 che \u00e8 possibile attraverso la libert\u00e0, una libert\u00e0 che \u00e8 a sua volta una tecnica, la pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p>\n(*) Professore ordinario di filosofia teoretica presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell&#8217;Educazione dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Torino. Presso l&#8217;ateneo torinese dirige il CTAO (Centro interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata) e il LabOnt (Laboratorio di Ontologia) di cui \u00e8 stato Direttore dal 1999 al 2015 e di cui \u00e8 Presidente dal 2016.&nbsp;<\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono volute un po&#8217; di generazioni di galline per imparare a non finire sotto le automobili. Ecco il senso minimale di ci\u00f2 che intendo con &quot;ragion pratica per il web&quot;. Dunque, che cosa \u00e8 il web? 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